Foto di Lorenzo Burlando

I finalisti di #4culturability4
L’intervista a Lottozero

coverLottozero è un centro per l’arte e il design tessile a Prato. Un luogo in cui giovani creativi, artigiani, artisti e designer entrano in connessione tra loro e con il patrimonio manifatturiero della città. Aperto alla fine del 2016 in un ex magazzino alimentare, è situato nella zona industriale Macrolottozero, di recente nota come Chinatown, fortemente colpita dalla crisi del settore tessile.
Il progetto è tra i 15 finalisti del bando culturability 2017. In questa intervista Tessa Moroder, co-ideatrice e fondatrice dello spazio con sua sorella Arianna, ci racconta visione e attività di questo hub creativo.

 

Lottozero: cos’è e chi sono gli “abitanti” del vostro centro?
È un hub polifunzionale per l’arte e il design tessile. Al suo interno ospitiamo un coworking dove artigiani, artisti e designer convivono e collaborano; un ufficio di design che si occupa di ricerca e mentorship per giovani creativi; la Kunsthalle, uno spazio espositivo, galleria e showroom, che cerca di avvicinare il pubblico al mondo del tessile. Una sezione ulteriore sarà il Textile-fablab, un’area ad accesso libero per i creativi dedicata alla condivisione di macchinari e idee. Il laboratorio è in via di costruzione, grazie al crowdfunding abbiamo raccolto già 12 mila euro e fatto alcuni piccoli investimenti, adesso cerchiamo altri finanziamenti per acquistare il resto delle attrezzature: telai, macchine da cucire, strumenti per la tintura e la serigrafia, ma anche welding press, stampante 3D e macchina per taglio laser.

Foto di Lorenzo Burlando

Foto di Lorenzo Burlando

Storia e identità del contenitore e del contesto influenzano fortemente quello che fate. Raccontaci qualcosa in più sullo spazio in cui lavorate.
Lottozero era un magazzino alimentare dismesso dal 1978, localizzato nel più importante quartiere ex-industriale della città, prima chiamato Macrolottozero e più recentemente soprannominato Chinatown. È sempre stata una zona di forte immigrazione, prima dall’Italia meridionale e poi da Cina, Nord Africa e Medio Oriente, fortemente colpita dalle varie crisi del tessile. Le aziende si sono spostate verso i nuovi quartieri industriali e quelli vecchi, dove si alternano magazzini, industrie e case popolari, sono stati abbandonati. L’ex deposito è uno spazio caratteristico, di cui Prato è ricca, chiamato dai locali “stanzone”. Lottozero è una dimostrazione del potenziale di questi luoghi in disuso e con il suo operato si pone in prima linea nel contesto di trasformazione urbana di questa città. Da quando è iniziata la nostra attività abbiamo notato alcuni piccoli cambiamenti positivi nel quartiere: spazi vuoti hanno iniziato ad essere affittati e i residenti si mostrano sempre molto interessati alle attività proposte.

Quella di Lottozero è anche una storia femminile e familiare: parte da te e da tua sorella Arianna, che da Bolzano avete deciso di trasferirvi a Prato.
Sì, abbiamo ereditato qui il vecchio magazzino di nostro nonno. Entrambe avevamo già le nostre carriere e molto da fare, una vita lontana dalla Toscana, che era la regione di provenienza di nostra madre. Io ero consulente aziendale, Arianna designer tessile e artista. Prato è la città del tessile per eccellenza, abbiamo pensato che unendo le nostre capacità alle circostanze poteva venire fuori un bellissimo progetto. Una volta arrivate, abbiamo conosciuto tante persone che vivono qui e condividono la nostra visione, sono entrate nel team e completano le nostre capacità, portano al progetto competenze specifiche e una profonda conoscenza del territorio.

Foto di Rachele Salvioli

Foto di Rachele Salvioli

Come nasce l’idea di Lottozero? Quale la necessità, l’urgenza che intendete colmare?
Quando abbiamo creato Lottozero abbiamo prima pensato a ciò che sappiamo e possiamo fare, e subito dopo a cosa mancasse a Prato, in Italia, in Europa, e cosa sarebbe stato bello realizzare. Abbiamo visto che c’era una forte crescita di spazi come fab-lab e coworking, ma la richiesta di hub creativi più specializzati rimaneva insoddisfatta. Parallelamente, avevamo notato che la richiesta di laboratori dedicati al tessile condivisi e accessibili (quindi non legati all’università e allo studio) era  forte. Agli studenti neolaureati e ai liberi professionisti mancava un posto dove lavorare e confrontarsi, situazioni simili a quella del laboratorio legato al Museo tessile di Tilburg. Così abbiamo capito che questa era la strada giusta da percorrere. Infatti, dal momento in cui l’idea di Lottozero è stata concepita a oggi, stanno aprendo in Europa nuovi spazi creativi simili al nostro – per esempio Waag Society ad Amsterdam e Wemake a Milano.

Citi alcuni esempi europei e anche il vostro è un background personale e professionale internazionale. Perché avete deciso di mettervi in gioco in Italia?
Per noi l’Italia è un esempio potenziale di eccellenza, non solo nella produzione industriale o nel cibo, ma anche nei rapporti umani, nei progetti e nel lavoro. Questo massimo livello di qualità, secondo noi si raggiunge tramite la cultura e creatività. È necessario, però, ritrovare l’amore per le proprie radici, nel nostro caso risvegliare l’amore per il distretto e la materia tessile. Il progetto è rivolto principalmente a giovani creativi, artigiani, artisti e designer, studenti e a professionisti che non rientrano nel sistema classico del lavoro. Risponde a una varietà di bisogni: spazi di lavoro, utilizzo condiviso di macchinari, confronto con altri creativi, spazi espositivi e una piattaforma di visibilità. Offre informazioni non reperibili online utilizzando il know-how del distretto (es. imparando dai veterani), portando alla condivisione, al confronto e alla contaminazione, alla creazione di progetti collaborativi e infine fornisce feedback e tutorship.

Qual è il vostro approccio alla cultura e alla creatività?  
300x220I creativi, e non le grandi aziende, sono per noi motore di crescita economica e sociale. Puntare su cultura e creatività significa quindi fare leva su competenze e stili di vita in grado di affrontare la stagione dell’Industria 4.0. Vediamo la necessità di non creare barriere intorno al campo culturale e creativo, ma di affacciarci continuamente ad altre aree (sociale, industriale etc.), per poter mettere questa creatività a servizio della comunità. L’arte e il design corrono spesso il rischio di essere autoreferenziali e perdere potere di coinvolgimento, funzionalità e originalità, noi vogliamo evitarlo tenendo sempre le nostre porte aperte e dando spazio a tutti.

Quale la relazione e l’impatto che volete avere sulla comunità locale?
Il nostro approccio inclusivo, che favorisce il contatto tra storico patrimonio tessile e giovane cultura creativa, ci ha permesso di far nascere situazioni di interesse condiviso per il nostro pubblico esteso e gli abitanti del quartiere, molto spesso ex-operatori del settore tessile che si sono avvicinati e confrontati con le opere di artisti provenienti da tutta Europa. Speriamo così di avere non solo un impatto occupazionale per i giovani all’interno del distretto e altrove, ma di dare loro speranza, fiducia e una visione economica per il futuro. Vogliamo stimolare l’imprenditorialità e non la rassegnazione, dare loro attenzione e opportunità anche in Italia, andando contro l’idea che sia necessario andare all’estero per trovare un ambiente innovativo e contemporaneo. Crediamo che cultura e creatività siano la chiave di volta in tutti i settori produttivi, e il nostro è in primis un luogo di produzione culturale e creativa che può servire da base e punto di partenza per nuovi progetti, prodotti e spin off.

Foto di Rachele Salvioli

Foto di Rachele Salvioli

Avete aperto i battenti nell’ottobre del 2016. Tra un po’ festeggerete il primo compleanno. Come coniugate l’arte con la tradizione tessile della città di Prato e la necessità di animare lo spazio?
Realizziamo workshop e corsi, progetti di educazione a un consumo consapevole, talk da parte di artisti, residenze creative. Abbiamo inaugurato i nostri spazi con la mostra Inside Lottozero, che ha portato in città 13 artisti da tutta Europa e 6 musicisti che hanno suonato alternandosi per una notte intera. La mostra ha raccolto molto interesse da parte della cittadinanza e soprattutto da parte degli abitanti del nostro quartiere.
Faccio altri due esempi. Nel mese di maggio, abbiamo ospitato la prima mostra personale in Italia di Farkhondeh Shahroud, artista iraniana residente a Berlino. Per la mostra, promossa in partnership con Villa Romana di Firenze e con il sostegno del comune di Prato, sono stati prodotti alcuni pezzi inediti usando materiali del distretto tessile pratese. Grazie alla collaborazione del Museo del Tessuto, abbiamo poi organizzato il workshop Re/collection, in cui i partecipanti, artisti, designer e fotografi, lavoravano con i vecchi archivi del museo, in particolare con i pezzi della mostra sul design tessile artistico italiano degli anni ‘50.
Quest’anno abbiamo ospitato anche il nostro primo artista in residenza, Luca Vanello, che per la realizzazione del suo progetto senzatitolo selezionato della Fondazione Antonio Ratti, ha voluto utilizzare i processi della lana rigenerata di Prato. Durante la residenza abbiamo organizzato diversi seminare per insegnare questa tecnica a giovani artisti e creativi grazie alla presenza di operatori in pensione del distretto. Infine, con la nostra Fashion Revolution Fair abbiamo promosso l’idea di un consumo sostenibile, dando spazio a designer e sarti creativi che autoproducono i propri pezzi.

Lottozero è tra i 15 finalisti del bando culturability 2017, siete stati selezionati fra ben 429 progetti arrivati da tutta Italia. Qual è stata la reazione a questa notizia?
Quando ho scoperto che il progetto era passato ho fatto un salto di gioia di 2 metri e sono quasi caduta dalle scale per dirlo alle altre! Questo bando ci è sempre piaciuto perché i valori che sostiene sono gli stessi che cerchiamo di rendere concreti attraverso le nostre attività. Purtroppo, dato che il nostro progetto è molto specifico e allo stesso tempo eterogeneo, scivola tra le crepe nelle opportunità di finanziamento che spesso sono troppo lineari. culturability ha una visione più ampia e inclusiva in cui ci riconosciamo e ci sembra il nostro progetto si inserisca bene. Per questo, è la terza volta che partecipiamo! Qui a Prato, per chi ci segue, il percorso del bando è diventato un traguardo condiviso, ormai tutte le persone che ci gravitano attorno e quelle che incontriamo ogni giorno nel nostro quartiere ci chiedono aggiornamenti e fanno il tifo per noi!

 

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