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Alla scoperta di TeatroLaCucina

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Sono 15 i centri finalisti del bando culturability 2020, 15 luoghi dove arte e cultura trovano casa, 15 spazi dove legami e fiducia tra le persone prendono forma ogni giorno grazie a un lavoro di cura e prossimità. In questi articoli ve li raccontiamo, in attesa di scoprire i 4 vincitori che accederanno al contributo e all'accompagnamento previsti dalla call, in un percorso di trasformazione lungo un anno e mezzo.

 

“Abitare un ex manicomio per più di vent'anni significa lavorare ogni giorno perché un luogo di esclusione continui inesorabilmente a trasformarsi in luogo di cultura e socialità aperto a tutti."

Una vecchia mensa in un parco al centro di un ex ospedale psichiatrico nella periferia milanese, trasformata in spazio performativo che ha conservato l'anima del luogo e nello stesso tempo ha re-immaginato l'idea stessa di teatro, creando uno spazio dove tutto è palcoscenico.

Il TeatroLaCucina ha sviluppato una propria visione su come coniugare qualità artistica e accessibilità, creatività e cittadinanza attiva, rigenerazione urbana e ricostruzione delle identità. Il centro realizza progetti di formazione dedicati ai giovani, praticando un meticciato culturale potente e vitale: laboratori e workshop a frequenza gratuita di teatro, disegno, musica, condotti da professionisti capaci di dialogo e confronto con i giovani della generazione Z. La scelta del teatro, come strumento di dialogo con la città, ha permesso di dare nuova vita al luogo; il teatro ha introdotto la parola poetica e ha restituito il senso di comunità, sancendo definitivamente la fine del ghetto. Le attività artistiche vengono portate avanti in stretta sinergia con gli esercizi d'impresa sociale di Olinda: il ristorante, il catering, l'ostello, che accolgono il pubblico e gli artisti ospiti in residenza.

A Olinda, il team può contare su competenze diversificate e sulla volontà comune di lavorare insieme, per questo motivo le parole “noi e loro" sono bandite. Sono tutti “noi", un progetto collettivo che condivide un pensiero: “il nostro fare è condiviso, le fragilità sono condivise, perché le fragilità non appartengono ai lavoratori con problemi di salute mentale, sono patrimonio di tutti. Come dice Andrea Perrone, compagno di strada bolscevico: «Al Pini ci prendiamo cura delle contraddizioni della vita»."

Quando siamo entrati nel 1995, malgrado si chiamasse ex ospedale psichiatrico, era ancora un luogo chiuso, dove trecento persone vivevano internate. Ripensandoci oggi, quella è stata un'esperienza fondamentale per noi, esperienza che ha segnato profondamente il nostro fare: perché entrare in quelli che Marc Augé chiama non-luoghi, spazi vuoti e senza identità, e plasmarli secondo il proprio pensiero, è completamente diverso dall'entrare in un luogo dove trecento persone abitano in condizioni inimmaginabili." Così il team descrive le origini di un percorso che ha portato oggi TeatroLaCucina a essere la casa di un gruppo di adolescenti che frequenta il laboratorio di teatro non-scuola del Teatro delle Albe​ e abitano il luogo; nei mesi estivi la sede del festival di teatro Da vicino nessuno è normale, che confonde le distanze e indaga le differenze; uno spazio di residenza artistica che permette alle compagnie di vivere e creare spettacoli in un luogo protetto.

 

 

L'ESPERIENZA DEL LOCKDOWN 

Nel corso del Camp con i finalisti di culturability, abbiamo chiesto ai 15 centri cosa avessero appreso, osservato e difeso durante la chiusura causata del Covid-19 e nel periodo successivo. L'abbiamo fatto chiedendo loro di condividere un'azione, un metodo o uno strumento per far emergere una riflessione collettiva. Questa la risposta del team di TeatroLaCucina.

“Sono stati giorni di lavoro febbrile, seppure fermi nelle proprie case, di riunioni continue per mettere in sicurezza i lavoratori, attivare nuovi strumenti di lavoro, cercando di immaginare un futuro. Abbiamo indetto una riunione settimanale, con tutti i lavoratori da remoto, perché sentivamo la necessità di tenere vivo il dialogo e la progettualità comune. I giovani del laboratorio di teatro hanno girato un film collettivo dalle proprie case; l'Ostello ha accolto persone senza dimora ricoverate in psichiatria, il ristorante ha riaperto sotto gli alberi frondosi della grande piazza."


 

 

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